Nel suo intervento al recente convegno sul riordino del gioco pubblico, Emilio Zamparelli, presidente del Sindacato Totoricevitori Sportivi, ha lanciato un appello forte e chiaro: la rete fisica del gioco legale è in fase di disgregazione, e occorre un’azione politica decisa per salvarla.
Oltre 1.100 Comuni senza punti gioco
«In più di 1.100 comuni italiani non esistono più punti di gioco autorizzati», ha denunciato Zamparelli. Questo svuotamento progressivo delle reti locali non solo priva i territori di presidi legali, ma spinge i cittadini verso il gioco online, spesso privo di garanzie e fuori da ogni controllo.
Giocare sì, ma in sicurezza
Il presidente STS ha sottolineato un paradosso: «quando un giocatore lascia la ricevitoria, si sposta altrove, e il digitale diventa un passaggio obbligato, non sempre sicuro». Il pericolo maggiore? Finire su piattaforme illegali, dove mancano tutele, controlli e trasparenza.
Una crisi nei numeri
Zamparelli ha poi illustrato dati concreti:
- Slot machine: da 49.000 esercizi nel 2018 a 41.000 nel 2023.
- Sale giochi: da 1.900 nel 2019 a sole 1.100 oggi.
Un crollo che coinvolge anche luoghi di socialità, come le sale biliardo, ormai scomparse. Il segnale è evidente: la rete è in forte contrazione.
Pubblicità scommesse: regole superate, pericoli sottovalutati
Il presidente STS ha criticato anche l’obsolescenza del Decreto Dignità. «Oggi la comunicazione non avviene più sui giornali, ma sui social, dove personaggi senza alcun controllo ostentano vincite milionarie. Abbiamo vietato la promozione ai concessionari legali, ma non agli influencer che spingono i giovani verso canali irregolari».
Serve una legge nazionale unica
Zamparelli propone un modello normativo unificato, gestito da un decisore centrale: «Non possiamo più affidarci a un mosaico di regole locali. Gli enti territoriali devono avere voce, ma all’interno di un quadro nazionale condiviso». Uniformità e coerenza normativa sono fondamentali per una gestione efficace.
Tabaccai e ricevitorie: garanzia di legalità
«Il gioco fisico è nelle mani di professionisti formati, che operano nel rispetto delle normative, con attenzione alla tutela dei minori, alla trasparenza e al gioco responsabile». La rete autorizzata è già oggi un esempio di presidio civico e controllo sociale.
L’illegalità non è sparita, è solo cambiata
Zamparelli ha concluso con un avvertimento: l’offerta illegale è più viva che mai. Dopo il boom durante la pandemia, oggi si presenta con forme più digitali e sofisticate, capaci di eludere ogni controllo. Non si tratta più di semplici giochi clandestini da strada, ma di piattaforme opache e fuori legge.
Un settore da difendere, ora
Per Zamparelli, difendere il gioco pubblico significa rafforzare la presenza dello Stato, garantire un ambiente controllato e salvaguardare l’intera filiera legale. «È il momento della politica: serve un intervento deciso, per non perdere un settore che contribuisce all’economia e alla sicurezza dei territori».