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Il peso economico dell’illegalità nel mercato del fumo e del vaping

Un danno da 1,2 miliardi tra evasione fiscale, posti di lavoro persi e concorrenza sleale

In Italia, circa 1,5 milioni di consumatori – pari al 12% degli utenti complessivi di tabacco e prodotti da inalazione – effettuano acquisti attraverso canali non ufficiali. È quanto emerge dal secondo rapporto Ipsos–Logista sul fenomeno dell’illegalità nel settore dei prodotti da fumo, sigarette elettroniche e cannabis light.

Un mercato parallelo da 1,2 miliardi

Nel 2024 il valore stimato del mercato illegale ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, pari al 5% del totale del settore, che nel suo complesso vale circa 23 miliardi di euro, cioè l’1% del PIL italiano. Questo fenomeno ha generato:

  • 610 milioni di euro di fatturato perso per aziende e operatori legali (+13% vs 2023),
  • 660 milioni di euro di mancate entrate fiscali (+6%),
  • 5.600 posti di lavoro in meno, considerando l’impatto diretto su produzione, distribuzione e vendita.

Le e-cig in testa al danno economico

L’area del vaping è quella maggiormente colpita:

  • Le sigarette elettroniche e i liquidi hanno generato 485 milioni di euro di vendite illegali;
  • Il tabacco tradizionale si ferma a 125 milioni di euro di danno stimato.

In percentuale, quasi il 30% degli acquisti di prodotti non combustibili proviene da canali non autorizzati, contro un’incidenza del 3,1% per tabacco, sigari e sigaretti.

Il paradosso delle entrate fiscali

Sebbene il vaping abbia il maggiore impatto sul fatturato, il grosso della perdita fiscale riguarda i prodotti del tabacco:

  • 460 milioni di euro persi per IVA e accise su tabacco tradizionale;
  • 200 milioni per i prodotti da inalazione.

Online il canale preferito per gli acquisti illegali

Il comportamento d’acquisto cambia in base al prodotto:

  • Per il tabacco combustibile, la rete illegale è ancora fisica (ambulanti, amici, conoscenti);
  • Per le e-cig e i liquidi, il 57% dei volumi e il 60% del valore deriva da canali online non autorizzati, inclusi social network.

I criteri di scelta dei siti illegali

Chi acquista sul web valuta:

  • Varietà dell’offerta (31%);
  • Recensioni positive (27%);
  • Provenienza del sito (24%);
  • Solo il 27% controlla la presenza del logo ADM.

Il recente divieto di vendita online (in vigore da gennaio 2024) non ha ancora prodotto effetti visibili, ma sarà oggetto di monitoraggio nella prossima edizione dello studio, prevista per il 2026.


Cannabis light: un mercato in crescita

Un’intera sezione dello studio è dedicata alla cannabis light, con contenuto di THC inferiore allo 0,5%, regolarmente venduta nei canali autorizzati.

  • Nel 2023 è stata consumata da circa 1,4 milioni di italiani;
  • Il valore stimato del comparto supera i 2,2 miliardi di euro;
  • I volumi sono cresciuti in media del 5% annuo.

Una regolamentazione più chiara potrebbe trasformare questo segmento in motore di sviluppo economico, generando sicurezza per gli investimenti, competitività per le imprese e maggior gettito per lo Stato.

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