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“Giovani e gioco: il 41% scommette. Online il nuovo confine della responsabilità

I giovani rappresentano la fascia più sensibile e osservata quando si parla di gioco. Il loro comportamento diventa una sorta di termometro per valutare l’efficacia delle politiche di prevenzione e tutela. È un tema sociale prima ancora che normativo, capace di orientare le scelte legislative e di misurare il grado di consapevolezza collettiva.
Proprio per questo, le ricerche che analizzano il loro rapporto con il gioco assumono un valore strategico per comprendere come sta evolvendo il settore.

L’indagine

Un contributo significativo arriva dallo studio condotto dall’Unità di Ricerca in Psicologia Economica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, promosso dalla Fondazione FAIR (Fondazione per l’Ascolto, l’Innovazione e la Ricerca sul Gioco Responsabile).
La ricerca, presentata l’11 settembre a Palazzo Madama, porta il titolo “Gioco responsabile e giovani under 25: motivazioni, contesti e strategie di intervento” e fotografa con chiarezza il legame tra i ragazzi e il gioco, esplorando abitudini, percezioni e criticità.


Chi gioca e come

Secondo i dati, circa 1,9 milioni di giovani tra i 18 e i 25 anni (il 41% della popolazione di riferimento) ha scommesso o giocato denaro almeno una volta negli ultimi tre mesi.
È un fenomeno che attraversa classi sociali e territori, senza distinzioni significative. La preferenza principale resta l’online, canale naturale per una generazione cresciuta tra smartphone e app.


Giocare insieme o da soli

Per il 71% dei partecipanti il gioco è un momento da condividere: il 34% lo fa con amici o familiari, mentre il 29% gioca in solitudine. È proprio quest’ultimo dato a destare maggiore attenzione, soprattutto perché la maggior parte dei giocatori online – pari al 52% – si muove in un ambiente dove il rischio di isolamento e perdita di autocontrollo è più alto.


Online e punti fisici

Il 52% dei giovani sceglie il gioco a distanza per la rapidità e la discrezione.
Il 28% gioca solo online, il 24% lo fa prevalentemente via web, mentre un ulteriore 24% alterna canali digitali e fisici.
Le ricevitorie, i bar e le agenzie restano però punti di riferimento: il 13% vi gioca in modo esclusivo e l’11% in prevalenza. I luoghi reali mantengono dunque un valore sociale, diventando spazi di relazione e incontro.


Le motivazioni

Per molti giovani, puntare denaro non significa solo cercare una vincita.
Nel 34% dei casi è un modo per integrare il reddito, mentre il 31% ammette di accettare piccole perdite come parte del gioco.
La posta in palio diventa così un simbolo: da un lato il desiderio di riscatto economico, dall’altro la ricerca di emozioni intense e di adrenalina.


Cosa intendono per “gioco responsabile”

Solo il 64% degli intervistati ha sentito parlare di gioco responsabile e appena la metà (51%) ne conosce davvero il significato.
Un terzo non saprebbe spiegarlo, mentre il 33% lo considera inutile o un’operazione di facciata.
Questo scetticismo, però, si inserisce in un contesto più ampio di disillusione verso temi sociali e istituzionali.
Nonostante ciò, il 49% dei giocatori dichiara interesse nel ricevere più informazioni e strumenti concreti per un approccio equilibrato.


Strumenti di tutela e informazione

Tra le misure più note, il 24% cita il materiale informativo disponibile nei punti vendita, confermando l’importanza dei canali fisici.
L’11% invece non conosce alcuno strumento di prevenzione.
Un dato che riapre il dibattito sull’efficacia del divieto di pubblicità e comunicazione introdotto dal Decreto Dignità: ignorare il tema serve davvero o sarebbe meglio parlarne con equilibrio, promuovendo consapevolezza?


Il commento di FAIR

«I dati mostrano che gli attuali strumenti di tutela sono ancora poco visibili, specialmente per i più giovani», osserva Matteo Caroli, presidente della Fondazione FAIR.
«Serve un impegno più deciso per diffondere la cultura del gioco responsabile, garantendo trasparenza e sicurezza. La Fondazione vuole essere un attore attivo, favorendo il dialogo tra le parti e promuovendo soluzioni concrete per la tutela dei giocatori».

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